venerdì 17 settembre 2010

La iota differentia

Siccome La Re-pubica oggi ha giustamente pensato di infoltire il suo già ricco palmarés di gallerie fotogra-fiche, con una breve ma succulenta carrellata di immagini della paraguayana più gettonata dell'ultimo anno, al secolo d'Italia, Larissa Riquelme, mi sono sovvenuti diversi pensieri e non solo quelli che voi altri porcelloni state immaginando ora.

  1. da oltre un anno non aggiornavo la sezione gnocche e culendari e ciò è drammatico.
  2. le foto sono di qualità eccelsa, sorge il dubbio che se le sia fatte la bonissima Larissa mentre saltava sul materasso o forse è colpa dell'obbiettivo appannato perché, come confessava la beata paraguagliona, lei non sapeva mai dove infilare il cellulare ai mondiali.
  3. l'importanza di una vocale: mentre in Paraguay si sollazzano con Larissa, in Italia ci trastulliamo con La Russa.
E poi venite a dire che non c'è la iota differentia, come argomentava il santo romito Pantaleo.

E se organizzassimo uno scambio alla pari con il Paraguay?

mercoledì 15 settembre 2010

Ma anche

Da buon ultimo vorrei dire la mia sulla ri-comparsata del tenero Uolter.
Manco fosse lo Schumacher del centrosinistra.
Il tapino esprime tutta la sua amarezza per come sono andate le cose, ma anche un certo orgoglio.
Si sa, se avesse vinto, non avrebbe perso.
D'altro canto, se Prodi non fosse stato silurato da don Mastella, lui non avrebbe manco dovuto partecipare alle elezioni.
E se il governo Prodi non avesse inanellato tre o quattro figure di merda, forse non ci sarebbe stato da vergognarsi come ladri di averlo fortissimamente voluto.
E se Prodi non avesse imbarcato come zavorra il martire di Ceppalonia, contro il parere della stragrande maggioranza del csx, il martire non l'avrebbe affondato.
E se l'Italia non fosse una provincia del Vaticano non ci sarebbe manco stato bisogno di Prodi.
E se il papato fosse rimasto ad Avignone, adesso sarebbero cazzi di Sarkozy, anziché nostri.

Come vedi, caro Uolter, i problemi vengono da vicino, ma anche da lontano.

Ma a prescindere, non dovevamo non rivederci più?

lunedì 13 settembre 2010

Banana flambé

Non so nemmeno io perché spreco due minuti di preziosissimo silenzio per dedicarle a questo triste vecchietto infelice, illuso da se stesso di essere un irresistibile dongiovanni, con un trucco leggero come quello di certe mignotte di felliniana memoria, ma si sa che il bel silenzio non fu mai scritto e qualcuno glielo dovrà pur spiegare come mai tante signorine lo vorrebbero come marito, nonostante l'abbronzatura da cerone che lo rende simile a una banana flambé:

a causa dell'avanzato stato di decomposizione in cui si trova la salma, le poverette contano di mettere le mani sull'eredità in tempi assai ragionevoli.



Che questa sia la fondamentale ragione lo si capisce guardando gli illustri precedenti di matrimoni tra arzilli miliardari e improbabili ventenni, terminati quasi sempre con la precoce scomparsa dell'ingenuo vecchietto e la miracolosa trasformazione delle finte semplici in facoltose e focose signore.

Quasi quasi fa persino tenerezza questa specie di incrocio tra Al Capone e Alvaro Vitali, per aggiunta affetto da perenne priapismo.
Quelli che fanno un po' meno tenerezza sono questa massa di gonzi disperati eccitati dalle sue parole e non si capisce nemmeno perché.

Speriamo che l'agonia non si trascini troppo per le lunghe, vai Giorgia, tu che sei la cocca del Banana e c'hai le fisic du rol, fa la volontaria che ne abbiamo già pieni i coglioni di questa soap opera per minushabentes, tant con 'na laveda e 'na sugheda, la torna cumpagn' 'a premma".

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